DONNE IN MONTAGNA: GUIDA PRATICA DI SOPRAVVIVENZA

Sono abbastanza convinta che, per fortuna, oramai non ci sorprende più così tanto sentire parlare di donne che organizzano viaggi con destinazioni esotiche da sole o con le amiche, arrampicano pareti di migliaia di metri in luoghi ultra-remoti in totale autonomia, formano cordate completamente femminili o intraprendono il percorso per diventare guida alpina. Dico per fortuna perché, se non ci sorprendiamo, forse questo significa che non c’è più tanta differenza tra uomini e donne quando si tratta di aver accesso a viaggi, avventure o montagne.

Ecco un esempio di come non fare lo zaino (Chaltén)

UOMINI E DONNE IN MONTAGNA. CIAO MARIA, IO ESCO.

Ciò non significa neanche lontanamente che il percorso verso la totale uguaglianza tra uomini e donne in montagna sia giunto alla sua fine. Sicuramente ci sono ancora tanti aspetti su cui poter lavorare e ci sono molte riflessioni da fare, in modo da poter finalmente interiorizzare il concetto che pone uomini e donne sullo stesso piano e farlo diventare parte della nostra cultura.
Tuttavia, dobbiamo essere realiste e accettare che ci sono aspetti della nostra fisiologia che, sì o sì, ci costringono a preparare e affrontare la nostra prossima avventura o viaggio in modo diverso.

Di tutte queste cose ho parlato spesso con le compagne con cui condivido il percorso formazione di guida di media montagna, ma anche con le amiche con cui vado normalmente a spasso per i monti.
Inoltre, dopo diversi anni a guidare gruppi in viaggi e trekking, mi sono resa conto che è inevitabile pensare che l’organizzazione e/o la pianificazione di un viaggio varia in un modo o nell’altro a seconda del sesso delle persone che partecipano. Parlo di cose molto pratiche: che tipo di sacco a pelo mi porto se vado in campeggio in inverno, quanto carico portare se vado a fare un lungo trekking, che tipo di menu preparare se è un viaggio di molti giorni, come gestirò la mia igiene personale quando avrò le mestruazioni…

LA MIA ESPERIENZA COME GUIDA E MONTANARA DELLA DOMENICA

Per quanto riguarda la mia esperienza, so perfettamente che se ho molte donne nel gruppo che guiderò la questione cibo sarà piuttosto delicata. La frutta fresca e il cioccolato non possono mancare nelle scatole del cibo (meglio conosciute come scatole della felicità…), dovrò lottare un po’ per convincerle a provare la carne di agnello (e poi dovrò lottare per dividerle quando litigheranno per l’ultimo pezzo rimasto) e il terzo giorno a cena toccherà sì o sì il minestrone: un buon boost di fibre in modo che l’intestino non si ribelli ai ritmi di viaggio e l’umore non ne sia influenzato. Sembra una stronzata, ma non lo è.
Un’ altra importante riflessione che vale la pena fare riguarda la preparazione del kit di primo soccorso, sia quello della guida che quello personale. Oltre agli articoli essenziali (cerotti, garze, disinfettanti, bende, steril strip, ecc.), non dobbiamo dimenticarci di mettere un antinfiammatorio, un analgesico, antidiarroico e un paio di assorbenti o Tampax.

Sì, belli miei, questo discorso vale anche per i miei colleghi maschi.
Alcuni di quelli che seguono sono argomenti delicati, quindi avvisiamo gli stomaci sensibili: niente scuse e continuate a leggere.

LA PAROLA AD ALCUNE COLLEGHE MONTANARE

Ho intervistato alcune amiche montanare per farmi un’ idea più chiara di quale sia il panorama in generale. Son tutte ragazze che hanno iniziato ad andar per sentieri già da piccoline con i genitori.

Radiamo al suolo quindi il primo mito: no, le ragazze non vanno in montagna solo per non dover discutere col moroso.

Carla e una sua collega in una fortunata giornata di sole al Parco Nazionale Torres Del Paine
Carla con una collega al cospetto delle Torres del Paine

Le loro attività preferite sono… tutte: sci, snowboard, lunghe camminate, ciaspolate, trekking di più giorni, trail running, skialp…
Naturalmente, le attività che richiedono più preparazione sono i trekking di più giorni, e la stagione in cui decidiamo di intraprendere un’avventura ci condiziona notevolmente.

TIRIAMO LE SOMME       

Dopo un po’ di brainstorming virtuale tra montanare, sono giunta ad alcune conclusioni interessanti.
Ad esempio, sembra che il freddo sia un grosso problema per tutte. Ci impedisce di dormire bene se andiamo a campeggiare e ci costringe a caricare un sacco di peso nello zaino per assicurarci di avere l’attrezzatura adeguata in modo da non morire assiderate durante la notte.
Tocchiamo subito un altro argomento caldo: trasportare carichi pesanti. Partendo dal presupposto che, se dobbiamo caricare le tonnellate, le carichiamo senza lamentarci (o quasi), dobbiamo fare però molta attenzione al momento di scegliere uno zaino adatto e nell’ottimizzare il materiale che decidiamo di portarci. Spalle, schiena e ginocchia sono le parti del corpo che soffrono di più se non ci organizziamo bene con lo zaino. Nonostante tutto ciò suoni come un castigo divino, ci sono cose a cui non siamo assolutamente disposte a rinunciare… C’è quella che non esce di casa senza mate e yerba, quella che vuole essere sicura di non ibernarsi e si porta due sacchi a pelo, una coperta termica e un telo da bivacco, chi non rinuncia a portarsi dietro un libro (e io sono una di quelle, anche se col Kindle ho parzialmente risolto il problema peso/volume), chi non ha altra scelta che caricarsi tutto il necessario per cambiarsi le lenti.

C’è un solo aspetto, però, che ha trovato tutte assolutamente d’accordo: guai al mondo ad andare in montagna senza scorte abbondanti di cibo e, soprattutto, cioccolata.

Sulla base dunque dei preziosissimi dati raccolti grazie alle mie compagne, ho stilato una lista di consigli che potrebbero essere utili a tutte quelle ragazze che decidono di andare un po’ all’avventura, magari per la prima volta: 

GUIDA BASICA PER NOVELLE MONTANARE

LA BIANCHERIA INTIMA FA LA DIFFERENZA: IL TANGA LASCIALO A CASA

È vero, non sai mai chi potresti incontrare e quello che succede in montagna rimane in montagna, ma non è di questo che voglio parlare.

Se vai a campeggiare in un luogo freddo o in inverno, scegli un set di biancheria intima (almeno il reggiseno) che indosserai per tutta la durata del trekking. È impensabile contemplare di togliersi i vestiti della giornata per infilare un bel pigiamino con cui mettersi nel sacco a pelo quando fuori fa -20. Se lo usi, scegli un reggiseno comodo e leggero che ti faccia sentire a tuo agio e che non devi togliere quando vai a letto.

Virginia che si prepara per passare una notte all'interno di un' igloo
Virginia nel suo ambiente naturale: un buco nella neve

Una bralette in tessuto sintetico potrebbe fare al caso tuo. Creati un “outfit pazzesco” con intimo termico tipo calzamaglia+intimo termico a maniche lunghe (sempre se le temperature ti permettono di entrare nel sacco senza tutti i vestiti addosso). Non è necessario portarsi un paio di mutande per ogni giorno di trekking: due o tre sono sufficienti per l’intero viaggio. Puoi lavarle e appenderle fuori dallo zaino per asciugarle (clima permettendo). A proposito, più coperta stai meglio è: indossa mutande alte, culottes o stile nonna. Non sono sexy, è vero, ma neanche il rigor mortis lo è.
Dormi con calzini, berretto e guanti se necessario. Le estremità sono le zone del corpo che disperdono più calore.

IL TRUCCHETTO DELLA BORRACCIA DELL’ ACQUA CALDA

Questa mi ha salvata in Nepal (anche perché il mio sacco a pelo faceva cagare). Fai bollire dell’acqua, mettila in una bottiglia e infilala nel sacco a pelo. Puoi usare la tua borraccia, ma assicurati che sia in plastica o metallo che permetta l’introduzione di liquidi caldi e, soprattutto, ASSICURATI CHE CHIUDA BENE! (Normalmente le borracce tipo Nalgene o Sigg non deludono). In questo modo avrai una fonte di calore per buona parte della notte e la mattina successiva puoi risparmiarti il lavoro di far bollire l’acqua per disinfettarla o di dover sciogliere la neve. È importantissimo dormire bene, perché la qualità del sonno può influire sul nostro umore e sulle prestazioni che avremo il giorno successivo.

METTI DENTRO GLI SCARPONI

Non dimenticare mai di mettere gli scarponi (anche se non profumano di rose) dentro alla tenda. Rimuovi le solette e mettile nel sacco quando vai a dormire. I tuoi piedi ti ringrazieranno!Non ti dimenticare anche di allentare i lacci: nel caso le temperature dovessero scendere molto sotto lo zero, potrebbero congelarsi e il giorno dopo ti toccherà tirar giù tutti i santi del calendario per riuscire a infilare i piedi dentro agli scarponi gelati.
Altra cosa: se ti sei cambiata per dormire, infila nel sacco i vestiti che indosserai il giorno dopo. Tutto il tuo corpo ti ringrazierà!

Sarebbe anche il caso di mantenere al caldo tutto ciò che funziona a batteria, tipo GPS, macchina fotografica, telefono, frontale: il freddo fa scaricare le pile più velocemente.

CACCIA I SOLDI: INVESTI IN MATERIALE VALIDO

Chi più spende meno spende: investi in buon materiale da montagna, anche se non sei particolarmente freddolosa. Ci sono momenti in cui sopportiamo meglio o peggio il freddo e, come ben sappiamo, lassù sulle montagne il clima è estremamente variabile. In generale nel tuo zaino non dovrebbe mai mancare un pile extra, un piumino leggero o qualcosa di impermeabile (oltre alla frontale, ça va sans dire)
I sacchi a pelo per uomo e donna sono diversi. Non solo nelle nuances, ma anche e soprattutto nella fabbricazione, nella sagoma e nel tipo di imbottitura. In generale i sacchi a pelo per donne hanno una maggior quantità di piume nella zona dei piedi e dei fianchi. Curiosamente, la zona dei fianchi è una delle più difficili da mantenere calde. Ecco, in verità non è poi così un mistero: una discreta percentuale di donne soffre di cattiva circolazione dalla pancia in giù, e di ciò dobbiamo ricordarci non solamente quando ci  mettiamo in costume, ma anche quando andiamo a campeggiare al freddo e al gelo.

Io durante una forte nevicata al Cerro Siete Picos in Spagna
Ecco quando è il caso di indossare TUTTO


Assicuratevi che la temperatura estrema (temperatura più rigida a cui, idealmente, una donna di 1,60 m per 60 kg può resistere per circa 6 ore senza andare in ipotermia) sia adeguata alla temperatura che sperimenterai durante la tua escursione. Non sentitevi delle esagerate se decidete di prendervi un sacco a pelo da -20 per andare a campeggiare in inverno, sicuramente non ve ne pentirete.


Questione materassino: fa una differenza bestiale nella gestione del freddo durante la notte. I materassini gonfiabili tipo Thermarest sono una bomba, pesano poco e isolano molto (e costano un occhio della testa. Esistono anche modelli economici di Decathlon, ma sono più ingombranti). Ocio che si rompono facilmente, io ne ho già sotterrati un paio. Per evitare spiacevoli sorprese a metà di un trek di 20 giorni, vi conviene portarvi anche un materassino leggero tipo gommapiuma o un telo da mettere sotto, in modo che il primo non stia a diretto contatto col suolo.

IL CIOCCOLATO E’ LA MANNA DAL CIELO

Il consiglio che tutte volevamo leggere: mangiare cioccolato prima di andare a dormire aiuta a sopportare il freddo di notte. Beh, in realtà qualsiasi cibo ricco di grassi o zuccheri (frutta secca, snack, ecc.) aiuta a rimanere caldini durante la notte. Si tratta di alimenti che mantengono attivo il metabolismo e rilasciano calorie anche diverse ore dopo averli consumati. Se ti svegli nel cuore nella notte in preda ai brividi, allunga una mano fuori dal sacco, ravana nello zaino ed esci la barretta.

SCEGLI BENE LO ZAINO

È importantissimo scegliere bene lo zaino. La maggior parte dei marchi produce modelli per uomini e donne con capacità diverse. Il mio consiglio è di non superare i 50/60 litri: maggiore è lo spazio, maggiore è il rischio di metterci dentro di tutto di più. Molti modelli ti consentono di regolare le cinghie all’altezza del petto, permettendoti di sollevarle o abbassarle in modo che non ti schiaccino il seno. Assicurati che il modello che stai per acquistare abbia questa opzione. Se sai già che il tuo zaino ti dà fastidio a livello lombare, puoi tagliare un pezzo di materassino (tipo tappetino yoga) che puoi mettere tra la schiena e la struttura dello zaino in modo che non ti dia fastidio.

ALLA RICERCA DEL SACRO GRAAL: LA COPPETTA MESTRUALE

Io, fossi in te, terrei in considerazione di fare un cambio radicale nella gestione delle mestruazioni, per smettere di spendere un sacco di soldi in assorbenti e, soprattutto, piantarla di produrre tonnellate di rifiuti: è ora di passare alla coppetta mestruale. La maggior parte delle ragazze che ho intervistato la usa da anni e non tornerebbe indietro per niente al mondo. Se è vero che, da un lato, devi lavarti le mani prima e dopo averla svuotata, è anche vero che ha molta più autonomia rispetto ai tampax o agli assorbenti, il che ti consente di mettere la questione nel dimenticatoio per buona parte della giornata. Un altro punto a favore è che ti consente di evitare di caricare le tue scorte di assorbenti e di trasportare quelli usati durante l’intero trek fino a quando non riesci a trovare un posto per buttarli via.

Premio Nobel alla coppetta! Però non dimenticarti le salviettine umidificate per lavarti le mani e una sacchettino per portarti appresso la carta igienica che usi.

NON TENERTI TUTTO DENTRO!

Non trattenere la pipì! Lo so, è una rottura di scatole uscire dal sacco a pelo, mettersi gli scarponi gelati e uscire dalla tenda a fare pipì. Ma tenertela non ti farà dormire in pace comunque. Inoltre, il corpo sarà impegnato a mantenere calda l’urina nella vescica, rubando calorie preziose al resto del corpo. Affrontiamo quindi l’annosa questione imbuto per la pipì: è molto pratico quando si sceglie, ad esempio, di fare pipì in una bottiglia in modo da non dover uscire, ma se proprio non te la senti di mettere alla prova la tua mira nel cuore della notte, almeno puoi andare a farla fuori senza doverti smutandare completamente.
Personalmente non è stato amore a prima vista con l’imbutino di silicone. Tuttavia, in molte lo usano e lo trovano molto comodo e rivoluzionario: c’è chi ha sviluppato la tecnica perfetta per scrivere il proprio nome sulla neve. Spettacolare!

CONOSCI IL TUO CORPO

Prenditi del ​​tempo per conoscere il tuo corpo. Non devi essere per forza come Silvia Vidal per goderti le montagne. Nonostante per molte fortunelle le mestruazioni non rappresentino un problema, bisogna ammettere che alcune possono essere condizionate nelle loro attività: ci si può sentire più stanche, più affamate, più freddolose, meno tolleranti ai carichi pesanti e meno tolleranti in generale. Parlane con i tuoi compagni e non aver paura di chiedere di aiutarti a caricare un po’ del tuo peso.
Sapevi che l’UIAA, la Federazione internazionale di arrampicata e alpinismo, ha pubblicato un report che fornisce informazioni interessanti sulla reazione del corpo femminile in alta quota e sulla gestione delle mestruazioni in montagna? https://www.theuiaa.org/mountaineering/advice-for-women-going-to-altitude/

Soledad correndo per salire una delle montagne nei dintorni di Ushuaia
L’instancabile Soledad a Ushuaia

Al di là della questione ciclo, prenditi del tempo per conoscere le reazioni del tuo corpo quando lo sottoponi a grandi sforzi e per vedere se l’attrezzatura che hai è adeguata alle tue necessità. Organizza gite di un giorno con più carico di quanto normalmente porteresti per testare come gambe, spalle e testa reagiscono quando affronti molti giorni di cammino. Osserva se lo zaino e le scarpe che scegli di indossare sono validi e non ti fanno male.

IL MIO CONSIGLIO

Personalmente, solo leggendo tutti i commenti delle mia compagne montanare e scrivendo tutti questi suggerimenti, mi viene una voglia pazzesca di far lo zaino e cercare sulla mappa dove sarà la mia prossima avventura. Al di là del desiderio ormai ingestibile che si sente di tornare nella natura e alle montagne che ci mancano così tanto, non vedo l’ora di tornare a mettermi alla prova: qualche chilometro in più di quanto sia abituata a fare, un po’ più di freddo da sopportare, una bivaccata sotto le stelle invece di una tenda.
Mi rimane solo un ultimo consiglio da dare, e son sicura che le mie colleghe sono d’accordo: la sicurezza deve assolutamente essere la priorità rispetto alle comodità. È meglio dedicare un po’ più di tempo a pianificare bene la nostra gita per evitare di passare dei brutti quarti d’ora una volta perse nel nulla. Ci sono molte risorse che possiamo usare, dalle più tecnologiche (applicazioni e software di programmazione di itinerari) a quelle più tradizionali (ricorda che la mappa topografica non rimarrà mai senza pile). Non dimenticatevi di controllare scrupolosamente le previsioni del tempo prima di partire e ricordati che ogni luogo ha le sue peculiarità climatologiche.
Credo sia fondamentale investire un po’ di risorse ed energie frequentando dei corsi che ci permettano di acquisire maggiore capacità di programmazione e conoscenza dell’ambiente montano. Il CAI Club Alpino Italiano ne offre sempre di validissimi, sia di escursionismo base che avanzato, cercate la sede più vicina a voi ( io ho nel cuore la sezione del CAI di Padova, grazie alla quale ho imparato tantissimo e conosciuto tanti compagni di avventure).

Sono convinta infine che sia di assoluta importanza cercare e frequentare un bel corso di primo soccorso di base (chiedete informazioni alla Croce Rossa) o, ancora meglio, primo soccorso in zone remote.

Saranno un’occasione per imparare tantissimo, per farsi trovare pronte ad affrontare i piccoli e grandi problemi che potremmo avere into the wild e, garantisco, regalano una bella botta di autostima in modo da poter tornare a cacciarci nei guai più consapevoli e audaci di prima.

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